DAI CAZZO, FEDERICO!


Il 23 giugno sono stata accreditata per il concerto di Fedez al Carroponte.
Prima di quel giorno io Fedez lo conoscevo per due canzoni, Magnifico e Cigno Nero, tutto il resto era nebbia totale e anzi, non è che mi facesse proprio impazzire. In ogni caso è uno dei personaggi del momento e non mi faceva schifo averlo a curriculum.

Arrivo al locale e vado diretta al banco accrediti dove mi mettono in mano un tesserino con il faccione di questo ragazzo tatuato con scritto sotto “Media/Photo”. Ho ovviamente scordato il porta pass quindi un tizio munito di tesserino “staff” mi appiccica il mio pass adesivo alla maglietta e mi fa entrare:

“I primi 3 brani senza flash, poi fuori.”

Non ero particolarmente preparata sulla scaletta, anche perché di norma le prime 3 canzoni volano via in una raffica di clic e non hai nemmeno il tempo di ascoltare davvero chi ti sta cantando sotto al naso. Con me c’erano altri fotografi, qualcuno più impettito di qualcun altro e tutti super competitivi; sapevamo che ci sarebbe stato JAx ma tra i tubi della struttura del palco si è intravista anche Malika.

Inizia il live e Federico Lucia, questo il vero nome di Fedez, viene introdotto da un video che parla di populismo, prima di entrare e cantare un pezzo lento, quasi parlato, che si intitola appunto PoPhoolismo. Seguono Generazione Boh e Cardinal Chic. Il ritmo delle canzoni è incalzante, il pubblico si scalda, lui ci tiene a far sapere che suonare al Carroponte è un onore, che questo posto è la sua casa, il suo quartiere, la sua Milano.

Dopo la terza canzone ci guardiamo in giro ma non nessuno ci dice di uscire e non lo fanno nemmeno dopo la quarta, la quinta, la sesta. In questi casi la regola diventa “finché non ti sbattono fuori continua a fotografare”. Ho l’occasione di godermi qualche canzone e scopro che nel suo fare da rapper un po’ ribelle e contro tutti, Fedez è pure bravo sia a cantare che a tenere il palco. Alterna momenti seri a cazzate galattiche, tipo vestirsi da assorbente usato o trasformare Michele Misseri e Barbara D’Urso in santini religiosi ed è tutto sommato divertente anche se a volte un po’ esagerato.

Nel pit atterrano soldi finti, coriandoli e ad un certo punto veniamo anche inondati da un getto di aria compressa dallo stesso cantante.
Quando ormai la tensione è sciolta e sto canticchiando ogni canzone arriva il momento clou della serata: ho sentito gli altri fotografi parlare di “palla” ma capisco solo quando Fedez si toglie la maglietta e si infila dentro una grossa sfera gonfiabile per correre sopra le mani alzate del suo pubblico. Un folle da inseguire con l’obiettivo mentre dietro la macchina fotografica te la ridi per la trovata geniale.
Fedez è uno che fa parlare tanto di sè per i suoi testi polemici, le litigate con Gasparri su Twitter e le “serate brave” al Just Cavalli ma in fondo è un bravo ragazzo ed un bravo artista.

La fine del concerto arriva dopo 600 e passa scatti, e nonostante sai benissimo che davanti al computer ti stramaledirai per averne fatte così tante sarebbe bello stare lì sotto ancora un po’ a farne tante altre ancora. Quando ti dicono che puoi stare nel pit per 3 canzoni e poi ti ci lasciano tutto il concerto non puoi fare altro che scatenarti.


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